Lethe Web Zine (October 2006)

Sette anni fa usciva per la Pulsar Records, questo piccolo gioiello del panorama underground italiano. Da Venezia, gli Eneth. Venezia è una città prolifica sotto il punto di vista musicale. Tanti sono i gruppi e i generi proposti, e questa formazione, è dedita ad un particolare avant-black metal a tinte barocche. La copia in mio possesso è la ristampa della Militia Templi, artwork più moderno, ammetto più bello, dato che il precedente, con foto su vista su paesaggi veneziano con tanto di gondole qua e là e donna in trasparenza. La ristampa di due anni fa ci permette di ascoltare "Venetian Sunset", che vi descriverò fra poco. Venti minuti di poesia, di viaggio a ritroso nella splendida Venezia. Come se Davide e Alessandro, i mastermind della band, ci invitassero a fare un giro su una di quelle gondole in copertina. "Baroque Esprit" è una leggera strumentale d'introduzione, continui arpeggi di chitarre acustiche, che vengono velocemente portate via dalle onde in lontananza.
E' un turbine "Dominion Of Splendour", un pezzo fantastico che gioca tutto su tastiere chopiniane, fraseggi virtuosissimi da parte del chitarrista Sir Eledar (in un intervista Davide affermò le grandi doti di questo ragazzo alle sette corde), e gli stacchi precisi di Marco alla batteria ben alternati su un buon uso dei piatti.
Le chitarre sono molto ispirate, solamente nel cambio di tempo, al minuto [2.26], noto una certa monotonicità sull'apporto vocale di Davide. Nel senso: va bene quello screaming acidognolo, ma bisogna anche saper modulare un pò il cantato black, soprattutto se si propone al pubblico un black non di vecchia scuola, ma con qualche accorgimento. Particolarità, ecco. Non sono un maestro della voce (pfm docet) ma sicuramente si nota questa leggera dimenticanza.
"Mort A Venise" inizia invece dolcemente, con un giro di tastiera che viene subito rapito dalla batteria prima, e dalle chitarre poi. Inutile, sebbene ciò che gli Eneth suonano è qualcosa di sentito (parlo del black della scuola nuova), loro riescono alla grande a sfornare pezzi emozionanti, che ti trasportano inevitabilmente tra le maschere veneziane, maschere che ti affascinano, ma possono anche mentire e far male. Si sà quant'è bello il fascino di Venezia e delle sue opere, ed ecco, questo mini cd è come una maschera veneziana. Misteriosa, ammaliante, quasi violenta nella sua bellezza. Un attimo di respiro con "Euridice's Tears" e poi si riprende con la bellissima "Venetian Sunset", che gioca su un bellissimo tappeto di batteria/tastiera/chitarra solista. Fra poco uscirà "Aura Sinfonica" ... se questo EP è cosi bello, figuriamoci il full. Complimenti vivissimi

 

METAL SHOCK magazine (January 2006)

Ristampato dopo quattro anni dalla sua pubblicazione, "Baroque Esprit" ripropone il primo demo dei veneziani Eneth arricchito dal singolo "Venetian Sunset". La musica degli Eneth si caratterizza per il coraggioso e peculiare tentativo di unire un black metal di natura avanguardistica che si ispira ad Emperor, Solefald ed Arcturus, con la musica barocca veneziana. Davide ed Alessandro riescono a coniugare in maniera convincente i due stili, arrivando ad una perfetta fusione della feralità blacj con le melodie tastieristiche che evocano le atmosfere decadenti e sognanti della Venezia che fu, donando al tutto un tocco vagamente malinconico che credo connaturato nella pietra stessa della città "sposa del mare". L'apice viene toccato a mio avviso nel brano "Mort A Venise", che in sette minuti riesce a snocciolare tutte le caratteristiche del sound degli Eneth: dalle sfuriate in puro old style black metal a parti melodiche a tratti progressivi ad ottimi inserti tastieristici. Il bello è che pur essendo un brano di una lunghezza consistente, il continuo alternarsi di stili lo rende assolutamente scorrevole e mai noioso. La conclusiva "Venetian Sunset", originariamente pubblicata come singolo, esalta ancora di più le componenti descritte poco sopra. Teneteli d'occhio anche perchè, da quello che so, dovrebbe essere in procinto un'uscita ufficiale.

Michele Marinel

Black Italy

Metto la prima traccia di questo interessantissimo disco degli Eneth , altrettanto interessante progetto di Black Metal sperimentale e avanguardistico, bellissima "Baroque Esprit (overture)" l'overture, la prima traccia del disco, che cattura immediatamente con bellissime melodie di chitarra, sapientemente suonata da Davide, anima pulsante della band, chitarrista, bassista, cantante, synth e scrittore dei testi, il preludio finisce, e parte la seconda canzone dell'ep "Dominion of Splendor" questa inizia con un bellissimo intreccio chitarra / tastiere, con uno scream potentissimo e evocativo di Davide, dal canto suo Samuel, batterista fa di tutto per far risaltare il suo strumento suonato alla perfezione e con grinta da vendere, il suono è impeccabile, si distinguono benissimo tutti gli strumenti, ricco di pathos, canzone letteralmente stupenda, bellissimi gli stacchi di synth e chitarra, veramente suggestive, che ricordano melodie veneziane, questo modo di suonare black metal, mi ricorda molto da vicino gli Ulver, ad esempio, passiamo alla terza traccia di questo ep, "Mort A Venise" traccia introdotta da un grandissimo lavoro col piano, al quale si aggiungono dopo pochi fraseggi, chitarra e batteria, bellissimi come al solito gli intrecci nei quali si notano antiche melodie veneziane stupende per poi lasciare spazio alla portante doppia cassa di Manuel, che non è mai registrata a volume invadente, va ricordato, canzone anche questa bellissima, nel mezzo si possono ascoltare dei bellissimi archi e poi di nuovo lo scream imperioso di Davide e così, stacchi di stampo imperioso, sempre però controllati dalla grandissima melodia che è creata dagli archi e dal synth di Davide, si passa così alla quarta canzone "Eurydice's tears" traccia bellissima che concludeva (originariamente nel 1999 l'ep, nel 2004, ovvero nella versione ristampata che ho per le mani, il disco viene chiuso dalla 5° traccia, una bellissima Venetian Sunset che in questo ep funge proprio da finale dell'intero ep, bellissima canzone, che non si discosta molto dalle canzoni antecedenti degli eneth, in conclusione un disco straordinario, un black metal avanguardistico, ottimamente suonato e prodotto, disco consigliato a tutti gli amanti della buona musica, black metal e non.

Trent Reznor

 

ROCHLINE WEB ZINE (23/10/2005)

Nati nel 1998 cercando di fondere la tradizione Black Metal a soluzioni Avant-garistiche di notevole effetto, sulla scia di Ulver, In the Woods…, Solefald e soprattutto Arcturus, i veneziani Eneth debuttano nel 1999 con il primo lavoro Baroque Espirit, mini-cd che ripercorre filoni musicali magici ed enigmatici.
La band, composta solo da due elementi, è stata aiutata nella registrazione dell’ep da alcuni session-musicians, arrangiando così ciascuna delle quattro canzoni (cinque se si considera la ristampa del 2004, contenente il singolo Venetian Sunset, scritto nel 2001) in modo professionale e complesso.
L’avvio dell’album è affidato a Baroque Espirit, introduzione strumentale in cui si ode la melodia disegnata da una chitarra acustica, che crea effetti atmosferici cullando l’ascoltatore verso la prima vera e propria canzone, Dominion of Splendor. Pienamente legata allo stile dei Satyricon, questa si struttura con efficacia, travolgendo prima con la possenza delle chitarre elettriche e la malignità dello scream proposto e incutendo poi un alone misterioso attraverso l’impiego di cori e spruzzate di pianoforte di grande rilievo.
Lo scream si erge infernale sul tessuto delle chitarre e la batteria non si frena per tutta la durata del brano, neanche durante le scale vorticose del pianoforte, tipiche dello stile degli Arcturus.
Mort a Venise è più lenta nel ritmo, sostenuta sempre dagli ottimi temi melodici di pianoforte, dei veri e propri motivi barocchi che richiamano il contesto Avant-garde di Arcturus e Solefald, molto più sinfonico e ancora connesso ad un passato di matrice Black.
Non mancano certamente gli intervalli in cui si esibiscono archi e pianoforte, prima di immergersi nuovamente nella doppia cassa portante ma non violentissima nel livello di registrazione: nel complesso la produzione è elevata e ottima, tutti gli strumenti si distinguono con chiarezza, risultando ben amalgamati e piacevoli all’ascolto. La chitarra esibisce riff coinvolgenti, portando la canzone ad esplorare meandri differenti da quelli di Dominion of Splendor.
Il livello di song-writing resta così alto anche in Eurydice’s Tears, breve intermezzo strumentale che immette nella bonus track presente sulla ristampa di Baroque Espirit, ovvero Venetian Sunset.
E’ questa una traccia particolarissima nel suo stile e la migliore contenuta in questo lavoro, poiché l’avvio come ballata veneziana Avant-garde tramite le chitarre acustiche e il pianoforte, può essere considerato come una delle soluzioni più geniali introdotte dagli Eneth.
Aspettando l’uscita di Aura Sinfonica, primo full-lenght che presto sarà ultimato e potrà essere disponibile per tutti coloro che lo richiederanno, ci si può ancora gustare il fascino dell’ep Baroque Espirit, carico delle emozioni nostalgiche trasmesse da tale approccio barocco.
Una proposta convincente dal panorama nazionale, che saprà riscuotere interesse in tutti gli appassionati di sonorità sperimentali e ricercate, sempre non così lontane dagli elementi del genere originario, l’ormai superato Black Metal norvegese.
Ultima nota riguardo la copertina dell'ep: la ristampa presenta un artwork veramente omogeneo al contesto dell'opera, poiché rispecchia le caratteristiche della musica degli Eneth; la maschera, che rammenta la teatralità di quell'eccezionale La Masquerade Infernale, trova qui altro terreno fertile per poter comparire, sempre circondata dall'alone misterioso di cui è intriso anche il timbro della band.

78/100  EDOARDO BALDINI

 

STILBORN WEBZINE

La band nasce 1998 da un'idea di Davide, a cui presto si affianca Alessandro. Samuel (attuale batterista) e Nicola (attuale chitarrista) si uniranno solo quattro anni dopo; essi però non parteciparono alla registrazione di questo mini-cd che, infatti, è etichettato 2000 (ed uscì per la Pulsar Records). L'intento degli Eneth era quello di proporre un black metal a tratti violento, a tratti più calmo e melodico che richiamasse la maestosità e (permettetemi di dirlo) la tristezza del barocco veneziano. E così è stato: "Baroque Esprit" altro non è che symphonic black metal con parti tiratissime e parti lente e malinconiche.
La versione che ho tra le mani, però, è una ristampa uscita per la Militia Templi Records nel 2004 che ci propone anche una bonus track.
Il mini apre con un intro di chitarra "Baroque Esprit" abbastanza piacevole, ma è con il brano successivo che si iniziano ad inquadrare le linee guida dello stile musicale degli Eneth. "Dominion Of Splendor" è sicuramente il brano più black metal del lavoro, non mancano tuttavia i passaggi più lenti; rimane comunque l'aggressività il punto forte del pezzo: sfuriate di batteria, potenti e a volte virtuose le linee di chitarra, il tutto arricchito da un bell'uso del pianoforte e dei synth.
Si cambia non poco di fronte con "Mort A Venise": brano sicuramente più malinconico dove il punto forte è questa volta la melodia. Bellissimo in finale, dove prima di chiudere con un triste piano-batteria, ci troviamo ad ascoltare uno dei momenti più alti ed aggressivi di "Baroque Esprit" (grande il riff!).
... ed ecco sollevarsi dal silenzio "Eurydice's Tears" outro strumentale che chiudeva il mini, anche questo specchio di una triste maestosità barocca.
In questa ristampa abbiamo ancora la bonus track "Venetian Sunset", che conferma la discreta dose di impetuosità e di eleganza, di tecnica e di buon gusto nella composizione di cui gli Eneth sono dotati.

Sandro Estrafallaces


SARDCOFAGO web zine 

Riedito dopo 4 anni grazie alla Militia Templi Records, in collaborazione con Benzoworld, e corredato dalla bonus track "Venetian Sunset" (già uscita come singolo), "Baroque Esprit" dei veneziani Eneth rappresenta sicuramente una proposta originale ed estremamente interessante, da tenere d'occhio.
Questo demo mi sta conquistando sempre di più ad ogni ascolto, schiudendo pian piano le atmosfere malinconiche che si celano tra le rarefatte immagini evocate in ogni brano...
I delicati arpeggi dell'overture iniziale cullano l'ascoltatore sfumando e lasciando spazio a "Dominion Of Splendor", che sin dall'inizio crea un'ottima alchimia fra le chitarre grezze, lo screaming ruvido e le sognanti melodie del piano di Alessandro Marin (occupatosi anche dei synth), senza tralasciare le accelerazioni e i cambi di tempo che donano ulteriore dinamicità al brano... strazianti quelle 9, azzeccatissime note che fanno da break prima dell'up-tempo, preludio del crescendo finale dove il violino barocco sembra far volteggiare le visioni serali di Piazza San Marco o del Canal Grande... il testo sembra riferirsi alla mitologia greca, ma è inevitabile pensare alla città lagunare data la loro provenienza e il booklet...
Pensiero che si fa ancor più forte nella seguente "Mort A Venise", divisa in due parti, "Le Rencontre" e "La Mort"... inutile dire che mi sono innamorato della melodia iniziale del piano, carica di nostalgia nella sua semplicità, e non è da meno l'assolo di chitarra che viene poco dopo, anche se manca un pizzico di coesione in più tra i vari passaggi... I violini legano la prima parte del brano alla seconda, dove trova spazio un altro suggestivo assolo, ennesima dimostrazione che spesso il pathos non scaturisce da decine di note al secondo bensì da poche note toccanti...
"Eurydice's Tears" è il grave outro, con delle sonorità doom vicine ai My Dying Bride ma sempre in parallelo con quelle contemplative del piano (ancora).
Suggestivo l'incipit della bonus track "Venetian Sunset", con qualche errorino in fase di esecuzione ma notevole per le idee che vi trovano posto, dando maggior completezza al chiaroscuro delle melodie barocche...
Le uniche pecche sono a mio avviso nella produzione, troppo spartana, e in alcuni arrangiamenti un po' improvvisi, ma le potenzialità sono enormi e spero che i brani futuri siano votati a una miscela ancora maggiore di queste sonorità, così agli antipodi eppure così ben abbinabili...

 

IL MALE PRODUCTION (2/2/2004)

I veneziani ENETH nascono nel 1998 dalla mente di Count David, militante precedentemente nei Burial place;
questo gruppo incarna in maniera proto-tipica lo Spirito Veneziano nel metal estremo, o nel BM, e in pratica prende la lezione dei primi Summoning e del primo lavoro degli Enid (Nachtegedanken), svuotandola dei contenuti fantasy e austriaci e tedeschi, ma riempiendola con connotati appartenenti alle atmosfere veneziane, e alla musica del suo passato e del periodo piu' splendente, quel periodo al quale Venezia sembra essersi fermata nel tempo: il Barocco.
Gli Eneth catturano questo spirito veneziano del barocco e riempiono il loro BM con arie di pianoforti sognanti e archi, ma attenzione.........gli Eneth non sono il classico gruppetto Simpho-BM come se ne trovano a iosa, ma in essi la composizione e l'atmosfera si fondono a questo caratteristico e sentito spirito Barocco veneziano.....un senso di pienezza e allo stesso tempo di ombrosa tristezza pervade ogni traccia, una specie di rimembrare le epoche che furono, le epoche gloriose del passato veneziano.
Spesso possono venire in mente anche certi spunti degli Arcturus di "Aspera Hiems....." o di "My Angel" (che da sempre devono molto a certa musica barocca o barocco-manieristica), e alcune volte i Blazemth di "For Century.....", un gruppo che pochi conosceranno.
Spesso le chitarre soliste si lanciano anch'esse in virtuosismi barocchi, che non stonano con l'atmosfera generale, anzi.....entrano bene in sintonia con essa, e in generale l'amalgama del suono ha un qualcosa di atmosferico ed evocativo, anche se avrei preferito delle chitarre piu' taglienti...
Nell'Overture "Baroque Esprit" una chitarra acustica dal sapore settecentesco viene accompagnata dal suono dell'acqua della laguna e subito siamo a Venezia, ma poi inizia il Black Metal di "Dominion of Splendour" con classiche voci scream (alla primi Behemoth), spesso accompagnate da piano-forti e tastiere abbastanza sinfoniche, per poi avvicinarsi e ai vecchissimi Arcturus, con sfuriate BM, digressioni chitarristiche su scale classiche e/o armoniche, e passaggi con violini.
"Mort a Venise" inizia con un bellissimo piano-forte chopiniano, per poi rituffarsi nel bm, e poi in composizioni melanconicissime e settecentesche, e ancora lasciar spazio a penombrose arie di archi e pianoforti, per poi diventare tesissima e veloce ......
"Venetian Sunset" inizia inequivocabilmente alla Arcturus, (e qui un plauso va all'esecuzione strumentale) per poi divenire piu' epica e veloce simile a certo pagan BM occidentale (vedi Blazemth), senza mai perdere di vista le orchestrazioni barocche.
Chiude il tutto la strumentale "Eurydice's tears".
A me piace molto il barocco e anche se sono abbastanza legato ad un periodo e ad aspetti differenti del barocco proposto dagli Eneth, devo ammettere che le atmosfere che ci offrono, calzano a pennello con l'intento di evocare lo spirito veneziano, lo spirito del luogo rimasto intatto e conservatosi ancora per secoli nella citta' della laguna..........e gli Eneth riescono a cogliere benissimo questo spirito.
Unica pecca, a mio avviso: avrei prferito una registrazione piu' ruvida e distorta delle chitarre.
Un plauso all'italicità, e per questo"l'etichetta" del genere proposto non puo' essere altrimenti che: Venetian BM.

 Hesperus  8/10

 

MY DREAMY WOODS web 'magazine ( July 2003)

Con questo demo i veneti ENETH confezionano un gioiello di rara bellezza. "Baroque Esprit" è un concentrato di Symphonic Black / doom ricco di oscure trame impreziosito da una voce catacombale. Il merito degli Eneth è il focalizzare la loro vena oscura in una chiara landa di suoni barocchi in pieno stile Veneziano. Bellissima la tetra aura che si respira nella opener (in effetti è preceduta dalla title track che fa da overture al demo) "Dominion of Splendor" caratterizzata da un impatto roccioso e dacedente e da un riffing elaborato ma non logorroico intermezzato da un duetto di guitars / keys e il pregevole (seppur breve) intervento di violino... a mio avviso la unica pecca è il guitar solo che personalmente avrei tralasciato, ma questo è il mio parere da eterno insoddisfatto. La successiva track "Mort a Venise" ha il sapore agro dolce delle cose decadenti che con il fascino proprio sembra quasi un viaggio in un posto che non esiste più. Ottima in totale la prova di questi ragazzi che sono certo vedrò alle prese con il loro full lenght di debut presso una prestigiosa label.
Magnifici!


[^AleV^]

 


NERO OPACO WEB ZINE ( 5/01/2003)
Il primo demo cd degli Eneth risalente al 2000 e l'unico attivo in discografia nelle releases della band che sembra tornare con un nuovo lavoro nella prossima primavera. La band nasce da una scelta dell'ex "Burial Place" Count David che ha voluto un progetto tutto suo. L'idea è quella di legare il black metal tirato ed assassino alle melodie barocche veneziane; risultato un black sinfonico con venature baroque/ folk che arricchiscono ovviamente il prodotto che si distingue quindi per esclusivita e si apprezza per il lavoro svolto dalla band strumentalmente. Qualita' tecniche indiscusse legano uno scream tagliente e acido, assieme realizzano lo score di 4 tracks di grande effetto e goduria. Le capacita didattiche sono certamente presenti. Le idee sono buone. Una cosa molto importante per la band è quella di fare esperienza, di crescere di maturare e sviluppare al meglio le stesse idee che risentono di una certa immaturita nel senso che questo innovativo progetto se pensato ancora piu completo ed evoluto garatisce senza dubbio alla band le condizioni per un roseo percorso artistico futuro. Il rischio è quello di apparire come un solito clone dei Dimmu, quindi la band deve premurarsi di curare ed arricchire ancora di piu il lavoro con parti melodiche e atmosferiche che si rifanno alle tradizioni veneziane. Il demo in questione è un prodotto ottimo ma la perfezione non esiste e si cerca sempre d trovare qualcosa che puo rappresentare uno stimolto ulteriore. Lo straordinario "Baroque spirit" è un prodotto che centra il suo obiettivo a meta' per le indicazioni fissate prima. Leader tracks "Venetian Sunset" e "Mort a Venise".. straordinarie. "Baroque spirit" sara secondo me la naturale conseguenza l'apripista interessante di una band che sicuramente fara parlare di se e che di certo, sia per le qualita individuali che per la straordinaria idea calcheranno la scena lasciando un segno rappresentando uno dei momenti piu alti della produzione black italiana


Marius the Jackal

 


METAL EMPIRE WEB ZINE (2/01/2003)
Gli Eneth sono un gruppo veneziano alla sua prima esperienza in studio che propone un genere che possiamo definire Black Metal Barocco, in quanto miscela sapientemente il black metal più sinfonico con le articolate partiture tastieristiche tanto in voga nella Serenissima durante i secoli XVII e XVIII. Prima di passare al commento dei pezzi devo fare i complimenti al gruppo per la scelta della copertina, uno splendido scorcio del Canal Grande da piazza San Marco, credo opera del Canaletto. Detto questo procediamo con la radiografia di questo miniCD che vi anticipo, è pieno di ottime idee. Si parte subito con la bellissima "Baroque Esprit" ouverture di sola chitarra acustica con il sottofondo delle onde del mare, dal gelido e decadente afflato. La seconda traccia è "Dominion Of Splendor" ottimo brano di black metal sinfonico su cui si innestano le complesse partiture di tastiera ad opera di Alexander. Buona anche la prova di Count David, polistrumentista e vocalist del gruppo, che ci delizia con i suoi vocalizzi maligni ma sempre in linea con il tono delle composizioni. Terza traccia è "Venetian Sunset", che è pure quella più recentemente composta, che parte con un intro che ricorda molto certe soluzioni dei Theatres Des Vampires, che poi si condensa in articolati giri di chitarra e complesse partiture ritmiche, che tra l'altro, oltre a donare oscurissime atmosfere, denotano anche un'ottima padronanza dei mezzi da parte di questi ragazzi davvero molto validi. Splendidi i momenti più melodici all'interno di questo brano, che danno un tocco se si può ancora più decadente a tutto il brano. Solo un appunto non solo per questo brano: a volte le soluzioni barocche sembrano non uniformarsi bene con il resto degli strumenti, anzi sembrano quasi una forzatura che però è si un peccato, ma di ingenuità, ci fa capire anche quanto sia importante per questo gruppo la ricerca di una propria personalità musicale. Ultimo brano, e a mio parere il meglio riuscito, è "Mort a Venise": questo è un brano in cui si condensano e si fondono perfettamente tutte quelle influenze ed idee espresse negli altri brani: troviamo melodia, decadenza, tecnicismi e linearità, parti più lente e sfuriate black: davvero uno splendido brano! Chiudo la recensione più che con un appunto al cd quanto con una specie di invettiva contro gli esterofili accaniti: ma dico io con sto popò di gruppi in giro, con 'ste peculiarità e personalità così spiccate, perchè andate a buttare soldi per comprarvi cd come le ultime opere dei Crackers Of Shit? Supportiamo i gruppi italiani, che di carne al fuoco ce n'è tantissima!


F.M. 9/10

 

SHAPELESS WEB ZINE (29 /12/ 2002)
Questo "Baroque Esprit" è un MCD registrato nell'inverno tra il 1999 e il 2000. Questo quindi non è un lavoro recentissimo ma la sua recensione assume un valore particolare. Infatti gli Eneth hanno corso il grave rischio di uno scioglimento proprio quando la fortuna sembrava arridergli. Alcune etichette straniere mostrarono parecchio entusiasmo per il loro MCD, ma il fondatore Count David e il tastierista Alexander furono abbandonati dagli altri membri della band, dando vita a problemi che parevano senza soluzione. Per fortuna il gruppo ha ritrovato nuova linfa dopo l'arrivo del batterista (Samuel) prima e del chitarrista (Sir Eledar) poi. Pare infatti che le registrazioni di un nuovo lavoro siano alle porte.
La recensione di "Baroque Esprit" si fa doverosa proprio per ripresentare al pubblico questa interessante band veneziana.
Gli Eneth presentano il proprio stile come "Sophisticated Venetian Black Art". E' infatti la Venezia settecentesca che fa da sfondo al loro immaginario. Basti dare un'occhiata ai titoli delle canzoni o guardare lo scorcio di Piazza San Marco nel quadro utilizzato come copertina. La Venezia che evocano è notturna, silenziosa e popolata da misteriosi individui mascherati avvolti in lunghi drappi neri. Le sensazioni che comunicano sono quindi malinconiche e al tempo stesso raffinate. Ecco, questo punto rende particolare la musica proposta dagli Eneth. Differentemente da gran parte del black metal con mire nazionaliste, la musica degli Eneth non si ispira al patrimonio popolare ma è attratta dalle espressioni più aristocratiche della Venezia di Vivaldi e Albinoni. Oltretutto fa piacere che una band nostrana non parli di fiordi e battaglie nel nord, eheh!
"Baroque Esprit" contiene tre canzoni racchiuse tra un'introduzione ed un finale strumentali. Si nota subito la particolarità della musica degli Eneth: non c'è aggressività nella melodia pizzicata dalle chitarre classica e a dodici corde. Vi è un velo di malinconia molto lieve che ci lascia senza fiato nel momento in cui gli strumenti tacciono e rimane il suono delle onde sullo sfondo."Venetian Sunset" giunge all'orecchio dell'ascoltatore con le sue melodie barocche, forse semplici e pacchiane ma indubitabilmente suggestive. Chitarre, basso e tastiera si inseguono e si confondono dando l'illusione di un contrappunto che in fin dei conti è fasullo: ma l'inganno non è forse lo spirito del barocco? Questa melodia viene distorta solo ed esclusivamente dal cantato di Count David, in tipico stile black. Proprio la voce è l'unica traccia assimilabile al black metal dell'intero MCD. Certo, è innegabile che nel background della band ci sia una certa influenza di questo genere ma trovo veramente difficile inserire nel black la musica degli Eneth. In effetti alla band veneziana manca quell'ostilità e quel nichilismo musicale tipico del metallo nero tout-court.
Anche "Dominion And Splendour" non è un brano brutale, nonostante sia la più aggressiva tra le tre canzoni. Sicuramente è questa la traccia che per prima dovrebbero ascoltare gli amanti del black, proprio perché è più vicina al genere che preferiscono. E' un brano complessivamente buono. Qui atmosfera e potenza vengono debitamente mescolate senza cadere nel melodismo ruffiano della prima canzone.
"Mort A Venise" ricalca la formula di "Venetian Sunset" in maniera intrigante. Notevole è la ricerca di melodie incrociate e della melodia strumentale sempre e comunque.
Giudico "Baroque Esprit" un buon MCD di presentazione della band. Le idee sono interessanti sebbene ancora immature. Infatti non sempre la spiccata melodia pseudo-barocca si amalgama bene al cantato black: occorrerebbe sicuramente aumentare la potenza e la distorsione delle chitarre quando Count David strilla al microfono.
Gli Eneth sono talentuosi e dotati di un (in)consapevole appeal commerciale. L'unico rischio è che questo ibrido musicale possa non soddisfare del tutto gli amanti del black più classico e aggressivo. Chi invece ama l'atmosfera e una musica estrema dal volto umano, con gli Eneth va a colpo sicuro.


(Hellvis - Dicembre 2002)
Voto: 8


HATERNAL WEB ZINE

Arrivano da Venezia gli Eneth autodefinendosi una Black Metal band con chiari riferimenti alla musica barocca (anche se sinceramente, di spunti barocchi non ne ho sentita traccia), il mini in questione è stato registrato nel 2000 al solo scopo promozionale, ma nell'ottobre del '00 è stato ristampato in 300 copie dalla Pulsar Records.
Il più grande pregio degl'Eneth è l' intelligenza compositiva , intelligenza in grado di far coesistere in uno stesso brano virtuosismi chitarristici, tastiere malinconiche e ritmiche indemoniate. Il cd suddiviso in 3 songs (più un'intro composto intereamente da un arpeggio di chitarra classica) ci porta in un'atmosfera decadente e deprimente anche se a tratti, non vengono a mancare pezzi veloci e davvero duri. Tra tutti i brani incisi sottolinerei Mort a Venise i cui tempi cadenzati sono padroni dove si susseguono arpeggi di chitarra classica, tastiere, archi, ed una voce sempre all'altezza della situazione…insomma un concentrato di buone idee messe al servizio di ottimi musicisti.
La somiglianza a tratti palese (ad esempio la parte iniziale della prima Dominion of Splendour) con le grandi band black (più sinfoniche) padrone della scena mondiale contemporanea, rappresenta un piccolo neo, ma siamo e restiamo sempre su un buon prodotto e ben lontano dagli innumerevoli casi di plagio!
Consiglio l'acquisto a tutti gli amanti di un Black Metal molto ragionato e molto poco istintivo, poco grezzo e audace, ma molto fine ed atmosferico.
Vi lascio con un dubbio: "Pur avendo partorito un ottimo Mcd gli Eneth riusciranno, a riprodurre tanta buona musica dal vivo?"
Speriamo di vederli presto su un palco perché se la risposta sarà sì, allora l'underground italiano potrà dire di aver partorito un'ottima band, che di certo farà crepare di invidia un sacco di spacconi nord ed est europei, altrimenti ci ritroveremo come purtroppo spesso accade, di fronte all'ennesimo buon prodotto discografico privo di valore effettivo.


VOTO: 8/10 Asmodeo  

 

METALLUS WEB MAGAZINE
Black metal e melodie classicheggianti eseguite con le tastiere sono sì uno spunto artistico interessante, ma ultimamente troppo abusato, specialmente da chi ha ben poco da dire. A onor del vero, però, questo primo lavoro dei veneziani Eneth, ‘Baroque Esprit’, nonostante le sue pecche ed ingenuità, più che giustificabili in un lavoro d’esordio che cerchi di proporre qualcosa di personale e nuovo in un filone sfruttatissimo, risulta essere un demo interessante, se non per tutti, almeno per gli appassionati del genere in questione. La track ‘Dominion of Splendour’ ;, che segue all’intro che porta lo stesso nome del CD, ci mostra le caratteristiche di questo three-piece veneto: chitarre oscure ed epiche, come nella tradizione di molto black scandinavo dell’ultima generazione, blast-beat di batteria ferocissimi che si alternano a malinconiche e molto ben studiate partiture melodiche e, sopra ogni cosa, l’uso della tastiera per parti di clavicembalo ed archi che pescano a piene mani nella tradizione della musica barocca italiana tra ‘600 e ‘700. Quest’ultima parte, ad opera di tal Alexander, risultano la parte meglio riuscita del demo, che riesce, anche se non sempre, a sposarsi con i feroci attacchi delle gelide chitarre del quasi-factotum Count David (voce, basso e, presumo, chitarra, anche se non viene specificato nella bio), le quali si aprono in passaggi melodici e dal forte sapore malinconico, come nella track ‘Venetian Sunset’. Va detto, però, che le sofisticate melodie del XVII secolo prodotte dal tastierista veneto, non sempre riescono a sposarsi con il resto degli strumenti, vuoi per influenze ancora troppo invadenti di mentori quali Dimmu Borgir degli esordi, primi Cradle of Filth e tutta la scuola nordica del black, vuoi per una registrazione non certo imp eccabile (ma qui i puristi diranno che si tratta di attitudine), soprattutto per ciò che concerne la batteria. Ma i difetti del combo lagunare, che intaccano una proposta di metal molto interessante, non sono limitati alla produzione: la voce di Count David risulta, in molti casi, piatta e scarsamente espressiva, mentre l’operato del batterista Marco (ora sostituito in formazione da Samuel), molto buono nelle parti ultra-veloci, perde notevolmente di fantasia e scioltezza nei frangenti rallentati ed atmosferici, nonostante il buon uso che il drummer fa dei piatti, cosa che si può notare, nel bene e nel male di quanto osservato, nella conclusiva ‘Mort a Venise’. Tutto sommato, però, questo ‘ Baroque Esprit’, è un lavoro interessante, che affascinerà, se non molti, almeno gli appassionati del genere, per la fusione, anche se non sempre riuscita, tra barocco veneziano ed aristocratica ferocia black, capace di creare la sound-track per una probabile ‘Pantomima della Morte Rossa ‘ ambientata a Venezia (idea già prodotta dagli autori del fumetto ‘Dylan Dog’, in non ricordo più quale numero comic italiano). Interessante, ma bisogna lavorare molto sull’idea e rendere il tutto omogeneo e meno posticcio. Promossi, comunque!

Andrea Evolti

 


HOLY METAL WEB ZINE
Davvero ambizioso il progetto degli Eneth : unire il black metal alle tradizioni barocche veneziane, creando un sound decisamente fuori dai canoni abituali. E proprio per questo attendevo davvero con ansia questo demo che finalmente dopo diverso tempo è giunto a destinazione. Le attese erano condite da una certa preoccupazione perchè se è vero che l'idea del gruppo era più che affascinante dall'altra parte non si può non considerare il fatto che una band giovane avrebbe potuto partorire un aborto di rara bruttezza dovuta magari all'inesperienza o alla mancanza di un filo logico all'interno del disco.
I dubbi iniziali però vengono dissipati non appena si schiaccia il tasto play e si ascolta l'intro dell'album, un minuto e mezzo completamente acustico ma di rara bellezza, che mi ha riportato alla mente le atmosfere create dagli Ataraxia col loro folk dalle venature gotiche-medievali. Malinconico e struggente ma al tempo stesso vagamente tetro, ottimo preludio al primo brano vero e proprio del disco, Dominion of Splendor. Qui gli Eneth mettono subito le cose in chiaro : black metal melodico dall'impatto decisamente forte, con uno screaming raggelante (anche se purtroppo, piccola pecca dell'album, è registrato leggermente basso) e un riffing estramamente variegato, simile come impostazione ai veneti Burial Place, autori di un altro piccolo gioiello purtroppo destinato soltanto alla stampa per il momento. C'è da sciogliere l'enigma sulle parti barocche ora, visto che questo era l'obiettivo iniziale della band. Diciamo che sotto questo punto di vista la band dovrà lavorare maggiormente, amplificando questo lato che in Baroque Esprit esce fuori soprattutto nell'uso di tastiere e pianoforte ma non rappresenta la caratteristica primaria del disco. Dei 3 brani quello che può a mio avviso essere considerato il vero capolavoro e che centra pienamente il bersaglio è Venetian Sunset, in cui un feroce black si mescola perfettamente con raffinate melodie barocche alternati a riff più heavy, calando perfettamente l'ascoltatore nei paesaggi veneziani come quello rappresentato nell'ottima copertina del demo. 
Mort a Venise invece vive di alti e bassi e se il giudizio su questo brano non può essere completamente positivo lo si deve soprattutto alla lunghezza del break centrale che finisce col risultare ripetitivo, a scapito della seconda metà del brano che risulta essere davvero convincente, lento e melodico su cui si erge uno screaming come sempre di ottimo livello.
Come ho già detto precedentemente l'unica vera critica che si può muovere agli Eneth e di aver messo un po'in secondo piano la parte barocca, ma Baroque Esprit rappresenta comunque un validissimo demo, sicuramente sopra la media grazie anche ad una produzione più che buona e ad un songwriting che in alcuni tratti è davvero ispiratissimo. Un nuovo esempio positivo dall'attivissima scena veneta.


VOTO: 7.5/10 
MATTEO FERRI




METALLIZATION WEB ZINE
Op "Baroque Esprit" vinden we 4 nummers (inclusief intro) van het Italiaanse Eneth. Eneth is opgericht in 1998 door Count David. Zijn bedoeling was om extreme muziek te combineren met de zoete en zachte klanken van de Barok. Hij is daarbij vooral geïnspireerd door De Italiaanse stad Venetië. Redelijk snelle Black Metal word vermengt met trage en droevige piano klanken. Ook word er veel ruimte gegeven aan zachte, rustige passages waar de oude barok klanken weer tot leven komen. Maar ook in de gitaar solo's zijn de barok invloeden duidelijk hoorbaar. Het geluid is niet denderend maar toch redelijk te noemen. De band heeft al de nodige line-up wisselingen achter de rug, maar volgens de bio is de line-up nu stabiel en wordt druk gewerkt aan nieuwe nummers. Ik ben benieuwd wat op "Baroque Esprit" laat Eneth horen dat je vandaag de dag nog steeds redelijk origineel kunt klinken.


Punten (0-100): 80 Geert van Mook

 

BOTTOMLESS PIT WEB ZINE
Un album semplicemente grandioso e purtroppo anche un po' sfigato. Ebbene, questo Baroque Esprit degli Eneth è semplicemente stupendo, unico ed incredibilmente sfortunato. La band, portata avanti dall'ex Burial Place, Count David, propone un sound definito dalla stessa "Venetian Black Sound" perchè fonde in esso sia gli elementi del symphonic black più tecnico, sia gli elementi della musica barocca che a lungo, nel passato, è stata il fulcro della cultura e tradizione musicale veneziana. Registrato nel lontano 2000 quest'album, destò subito l'interesse di numerose e prestigiose label, ma purtroppo per problemi di lineup la band "si sciolse" lasciando come unici superstiti della sciagura lo stesso Count David e Alexander (tastierista della band). Oggi, grazie soprattutto alla volontà dei due, gli Eneth stanno risorgendo dalle loro ceneri e pubblicheranno nel 2003 del nuovo materiale grazie all'ingresso nella lineup di Samuel (batterista). Questo Baroque Esprit, che consiglio caldamente a tutti quanti, è splendido in tutto e non ci sono parole per descriverlo. Cosa ci proporranno in futuro gli Eneth come degno successore di questo capolavoro ???


R. Thyrane.

 


GRIND ZONE 12/2000
 Gli Eneth rappresentano la prima produzione discografica della Pulsar Records, una nuova etichetta italiana che ha da poco iniziato le sue trasmissioni. Gli Eneth sono un gruppo veneziano che si è formato un due anni fa e con una buona attività di mailorder e di apparizioni su cd compilations è riuscita a crearsi un certo nome. Ora l’esordio su cd che mi pare possa prefigurare un buon avvenire per il quartetto di Scorzè. Certo è difficile inventare qualcosa di nuovo nel campo del black metal sinfonico, ma gli Eneth svolgono il loro lavoro con buon puntiglio ed una preparazione tecnico composittiva certamente non di secondo grado. I brani mi sembrano tutti ben confezionati e ben suonati, con il risultato di un ascolto piacevole. Insomma, un primo passo che mi sembra di buon auspicio per il futuro, anche se consiglierei la band di rendere più personale il loro sound per evitare di cadere nell’anonimato.

 EMANUELE GENTILE


 

BLOODCIFERY (Spanish web zine)
Original el proyecto que nos presentan estos italianos. Mucho nivel es lo que estan alcanzando grupos de este pais tanto a nivel de black ( pedazo de grupo, como siempre menciono: Adversam) como de death. Count David es la persona encargada de llevar las riendas, él es quien se rompe la cabeza componiendo la música donde mezcla el black metal de típicos grupos como Dimmu Borgir o Cradle of Filth con la dulzura del barroco veneciano. como se explica esto' Voces guturales, baterías a toda pastilla y cósmicas guitarras con pianos de fondo que crean originales atmosferas. Y si los grupos nordicos se sienten orgullosos de sus raices y su tierra hablando de vikingos y sus inviernos, estos italianos no quieren ser menos nacionales y hablan de su tierra venecia, no hay más que ver los titulos de sus canciones: Mort a Venise y Venetian Sunset. Por si eso no fuera poco la portada ilustra una foto veneciana del siglo pasado o principios de este. El disco contiene 4 cortes, sin embargo solo dos son realmente canciones completas ya que la primera es una introduccion y la ultima es una despedida, asi que nos dejan con la miel en los labios, habra que esperar.


 Javi Quintano


 

FRAY WEBZINE
Veramente bello questo demo. Bisogna ammettere che in campo black metal si sta ultimamente assistendo ad un appaiamento, in ambito compositivo, di quasi tutte le formazioni, sempre più spesso riscontriamo nelle nuove formazioni quel atto di “captatio benevolentiae” che poi si concretizza nel matrimonio fra riffs malvagi tipicamente black e parti più mielose e commerciali. Ed è quello che in conclusione fanno anche gli Eneth: ma con una tale maestria che non si può che elogiare questa talentuosa formazione veneta. Si parte con Baroque Esprit, un pezzo strumentale di chitarra classica davvero elegante ed eseguito con gran maestria, per poi passare alle splendide Dominion of Splendor e Mort a Venise, songs anche queste davvero interessanti, magistralmente architettate e strutturate, per poi passare al congedo, Venetian Sunset, e il suo splendido solo di piano. Che dire… un disco suonato in maniera davvero ineccepibile da musicisti che, per caratura tecnica, ricordano gli Arcturus di “Aspera Hiems Symphonia”, il tutto condito dalle chitarre di Edward Crow davvero magnifiche, da solos di gusto heavy, malinconici e d’amtosfera, dalle vocals davvero maligne di Count David, e da quel pizzico di originalità folkloristica che conferisce al disco, già di per sé validissimo, un ulteriore motivo di interesse. Davvero un’ottima uscita, questo “Baroque Esprit” degli Eneth. Da tenere d’occhio.                 ALEXI LAIHO


ALTATENSIONE MAGAZINE  
Sì, ok...questo è Black Metal, con tutto ciò che è annesso...testi di un certo tipo, atmosfere molto cupe, voce che chiaramente non può essere lineare...ma così è troppo...secondo me...a tal punto che vanifica un discreto lavoro musicale ed una grossa novità di fondo. Il progetto Eneth nasce nel 1998...l'ambizioso traguardo di Count David, factotum della formazione, era ed è quello di mixare la violenza e la cattiveria del black con la dolcezza e con le note quasi decadenti del "barocco veneziano"...con la città di Venezia, la bella città morente che giace sulle acque come musa ispiratrice del concetto base che ruota intorno alla musica del gruppo di Scorzè. "Baroque Esprit è il loro primo lavoro ed è, per ora, solo un prodotto promozionale, esclusivamente inteso per etichette discografiche, magazines e fanzine...Musicalmente l'opera direi che è riuscita, un inizio ed una fine strumentali che realizzano in pieno l'obiettivo del "Conte", ma anche le due track di mezzo sono di nuova concezione alternando chitarre distorte e drumming al fulmicotone a sound creati esclusivamente con arpeggi classici a sei e dodici corde e con pianoforte e synth secondo uno stile effettivamente barocco, mi verrebbe di definirli come i cuginetti veneti degli svizzeri Coroner...mi chiedo se Dario Argento non volesse gli Eneth come creatori di colonne sonore di film horror...l'esperimento potrebbe riuscire; passando invece alle dolenti note c'è da segnalare una voce che va senza alcun dubbio migliorata, perchè pur con le premesse che abbiamo fatto ad inizio recensione, non "c'azzecca molto"...migliorando quella, l'intero prodotto se ne gioverebbe e se ne avvantaggerebbe anche la "genialità" del "Conte"...    

             
(J.L.)

 


  VAMPIRIA ZINE
ENETH is one of those bands I very often meet on my way. It is a band that could do a great step, if only they’d try to be more personal and simple. The musical structure, even if could be placed near to some Gothic Black bands with melodies of classical music, is enriched by precious baroque elements that in my opinion don’t fit a lot with the typical Black rhythmic and above all to the scream vocals. ‘Mort A Venice’ is a clear example of this showing the two personalities above mentioned. Great should be the arrangements to amalgamate these two souls in a great way, but here I don’t find them. Too fragmentary at the moment even if they got the value to emerge and to create better music. To the next one, with my wish and trust. [I have a tape, but I think that the work is available on CD]. 

3,5 out of 7


 

FOREVER UNDERGROUND ZINE (June 2000)
Da Venezia, città morente distesa tra le acque ed avvolta tra le nebbie, ecco arrivare una produzione molto interessante, il cd degli Eneth è veramente un buon lavoro, definito da loro stessi come Romantic Venetian Black Art. Certo cè da rimanere spaventati al cospetto di cotanta definizione, ma non preoccupatevi…..è un demo di facile ascolto e di veloce assimilazione. Trattasi di black metal melodico, se si vuole una definizione a grandi linee, impreziosito da diversi cambi di atmosfera ed ambientazioni, dove la tristezza e la decadenza si sposano bene con le sfuriate black e growl vocals tipiche di questo genere. Le chitarre lavorano molto, specialmente la solista che continua ricamare l’aggressività degli Eneth con melodie e fraseggi veramente fantastici; le chitarre sono accompagnate da un’ottima scelta di fraseggi di pianoforte e da una voce che si lancia in scremino tipicamente black metal…..gli Eneth sono stati autori di un disco molto piacevole, riflessivo, pieno di odio, tristezza, decadenza, curato nei minimi particolari, sia sotto l’aspetto grafico che musicale. Gli Eneth potranno diventare un gruppo grandioso se solo troveranno un contratto discografico degno dell’impegno che portano sulle spalle.   

           ANDREA RUGGERI


 

BYLEC – TUM ZINE (April 2001) Eneth is the name of an Italian musical project born in 1998. The band’s ambition was to combine the violence and the malignity of black metal with the sweet and decaying notes of the Venetian Baroque. ….the first work of the group is the demo… enclosing three majestic sympho- black metal tunes, a bit in the vein of their same country’s brothers Ensoph. This demo-CD consists in two traks plus intro & outro with dreaming and decaying atmospheres, continuous change of scenery, elevated technical capacities and really unique concept. Listen for example “Mort a Venise”, where the group shows us how is possible to mix very atmospheric neo classic composition (with violin and piano in evidence) with raw and grim fast black metal passages, however always seasoned by synth and lots of atmospheric instruments. All the songs sound catchy and emotional, also if the voice could be more diversified and harmonious, especially in the slower parts. However the content is absolutely original and technical too, so I’ve enjoyed it a lot, a notable proof of class and mastery for three killer musicians. The demo-cd comes with digital recording and full- colour cover. A more than good proposal!

 GIANCARLO GELORMINI


 

  SUBURBIA NET MAGAZINE ( 9/11/2000 )
Leggevo le note promozionali mandatemi dal gruppo, proveniente dalla ridente cittadina di Scorzè in provincia di Venezia, probabilmente più famosa per lo stabilimento della Coca-Cola che per i suoi gruppi black metal...”...il cui fine è quello di unire la malignità del black metal con le dolci e decadenti atmosfere del barocco veneziano.” Mi fermo. Respiro. Rileggo. Avevo letto giusto. Guardo la copertina del cd. Un quadro dei vedutisti veneti con Palazzo Ducale di qua e gondole varie di là. Vacillo sulla sedia, pensando all’ennesima burla partorita dalla scena italiana e pregustandomi già un bello zero spaccato e sfanculamenti vari. Metto il cd nel lettore. Mi sono ricreduto. Tuttavia il recupero parziale va inserito in un’ottica in cui gli Eneth non abbiano raggiunto in pieno ciò che si prefissavano, in altre parole di influenze della musica barocca italiana ce ne sono ben poche, e nella musica c’è altro. Vediamo cosa. Innanzitutto l’intro “Baroque Esprit” è incentrata su una linea di chitarra acustica che mi ha ricordato alcune atmosfere dei primi Novembre, ma nulla di neoclassico. In “Dominion of Splendor”, un classico pezzo di black metal melodico, ci sono in effetti alcuni inserti di piano (che però io trovo più scopiazzati da Chopin) e altre parti melodiche riconducibili al periodo barocco, così come in “Mort a Venise”. Conclude “Venetian Sunset”, un’outro che nulla aggiunge a quanto sentito in precedenza. Se non si pensa a cosa gli Eneth pretendono di essere, questo dischetto potrà essere di qualche interesse per gli amanti del black atmosferico.  3 su 5.


GIULIANO D’AMICO

 

  BLACK TEARS NEWSLETTER  (April 2000)
…FIRST IS ENETH, WHICH HAVE RELEASED A PROMO-MCD, "BAROQUE ESPRIT". THEY PLAY BLACK METAL WITH A SYMPHONIC TOUCH. THE KEYBOARDS ARE NOT SO POMPOUS, BUT THEY ARE USED AS RHYTHMIC PART. THEY ARE STRONGLY INFLUENCED BY THEIR HOMETOWN VENICE , WHICH REVEALS TO EVRYONE A DEEP, MELANCHONIC APPROACH, OPPRESSED BY FOG... AND IT'S THE FEELIMG OF ENETH. A VERY GOOD BAND. VENETO AREA IS A LAND WHICH ALWAYS RESERVES GOOD RELEASES. SOME NAMES? EVOL (RIP, BUT ALWAYS ALIVE!), BURIAL PLACE , DEATH DIES, ABHOR, GLORY, DRASTIC! SO LABELS GET IN TOUCH FOR PROMO STUFF!!  

DANIELE PASCALI


 

  WILD ZINE # 6
When Romantic meet Brutality… direttamente dalla laguna veneta gli Eneth ci presentano “Baroque Esprit”…2 traks Demo di black metal con molti riferimenti barocchi, appunto, sottolineati dalla costante presenza di un pianoforte e da qualche intervento di violino. A tratti sembra quasi che i Rondò Veneziano, durante l’esecuzione delle loro allegre sviolinate, impazziscono e si gettano a capofitto nel black metal; esemplare in questo senso “Mort a Venise”. Tutto questo è però naturale per chi, come gli Eneth, sostiene che il bene ed il male non siano due cose distinte, ma due parti della stessa entità; il male altro non è che il risultato della metamorfosi di un sentimento positivo. Gli Eneth suonano black metal, si, ma per niente scontato, perché sono riusciti ad inserire nelle loro composizioni quel qualcosa in più; come Agghiastru con gli Inchiuvatu ha unito il black con le tradizioni sicule, così il gruppo veneto unisce l’estremismo metal con il romanticismo della dolce Venezia, fuggendo all’ovvietà di tanto metallo nero.

 EMANUEL CANNIZZARO


 

PSYCHO! #41 (October 2000)
 Quando ormai il black sembrava quasi scomparso eccoti un Demo degno di rispetto da parte di tutti gli amanti delle oscure sonorità. I veneziani Eneth ci deliziano con quello che potrebbe essere definito un black metal barocco (proprio come suggerisce il titolo) e non dico questo tanto per dire: se non mi credete ascoltate le due parti di “Mort a Venise” dove il classico riffing death/black si sposa con degli arrangiamenti di piano e violino che riportano alla mente il mondo settecentesco del Rondò Veneziano, chiaramente in chiave più stravagante, ma comunque efficace.

 ANDREA ARCANGELI

 

 

 

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