EUTK Magazine (webzine, Italy, - December 2007)

Ci dev'essere un meccanismo veramente malato alla base del business musicale nel nostro paese, se un gruppo valido e talentuoso come i veneziani Eneth è dovuto finire in Irlanda per trovare un contratto che valorizzasse il proprio lavoro. Ben venga comunque l'interessamento della Electric Horizon che ha permesso l'espressione di una delle band più promettenti del panorama black metal/avantgarde nostrano.
A vedere quest'etichetta qualcuno storcerà il naso: primo perché avantgarde sa di qualcosa di proveniente dalle fredde terre del nord; secondo perché la maggior parte delle volte può voler dire tutto e niente. Come probabilmente in questo caso, ma vi sfido a trovare una definizione più calzante per il black sinfonico di questi quattro ragazzi, che mescola classici bicordi, screaming e blast beat a tutta una serie di intuizioni che con il black hanno poco a che fare (e spesso anche rispetto allo stesso metal). Forse il segreto del successo di "Aura Sinfonica" sta proprio in questo aspetto, nell'aver saputo amalgamare uno stile che potremmo ormai definire inflazionato con elementi che spaziano dalla classica al progressive. Logicamente in tutto questo bailamme il comparto tecnico è di tutto rispetto, e davvero non sarei in grado di fare un solo appunto al quartetto. Ottimo in particolare il lavoro di Nicola alle chitarre che, nonostante la mancanza di un secondo axe-man, è sempre in grado di garantire ai pezzi il giusto bilanciamento tra melodia e potenza. E come non sottilineare il costante apporto delle tastiere di Alessandro... ma come ho già detto non voglio fare torto a nessuno perché è il lavoro complessivo di tutti i musicisti ad aver reso così speciale il risultato finale.
La cosa che mi ha colpito di più di "Aura Sinfonica" è il fatto di suonare dannatamente italiano. Non so se riuscirò a spiegare decentemente questo concetto, ma nei solchi del cd non c'è traccia di gelo e di altre sensazioni simili proprie della musica proveniente dal nord. Ma ci sono gusto, classicismo, eleganza, decadenza... tutte sensazioni che il combo veneziano è stato in grado di trasmettere pienamente.

Alessandro 'Ripe' Riperi

8/10

Metal Empire (webzine, Italy - October  2007)

E arrivano, finalmente direi, alla prova sulla lunga distanza gli Eneth, band che qualche anno fa fece gridare al miracolo per l'uscita di "Baroque Esprit" piccola chicca per gli amanti del sympho black meno canonico e scontato, che già allora però mostrava i segni di un suono evoluto e personale, con il gusto tastieristico tutto barocco e con una capacità compositiva sopra la media: ebbene, questo nuovo album dal titolo Aura Sinfonica matura e amplia quanto seminato all'epoca, inquadrando tutto in un'ottica maggiormente avantgarde, riprendendo la lezione di Solefald e Arcturus per certi aspetti, pur non potendosi assimilare strettamente come sonorità a questi.
Ad ogni modo Aura Sinfonica vive di luce propria, alimentata da una capacità superiore per la composizione e per gli arrangiamenti che probabilmente non incontrerà il gusto dei più estremisti ma che saprà saziare i palati più raffinati: ottime anche produzione ed esecuzione, pilastri su cui si sviluppa questo ottimo cd che nei suoi quasi 35 minuti di durata riesce anche a regalarci qualche momento estremamente personale, come la track iniziale A Disharmonious Suite To Aphrodite che in pratica sintetizza intenti e risultati di questo Aura Sinfonica, associando un tappeto tastieristico barocco, controtempi, un riffing ispirato e atipico e l'attitudine avantgarde di cui si parlava poco sopra, con un break centrale che mi ha rimandato alla mente addirittura gli Ephel Duath periodo "Rephormula".
Buon ritorno/esordio per la band di Count David, sperando che riescano a dare una continuità alla loro opera dopo aver tirato fuori questo bel lavoro.
Notevole.



4/5

HolyMetal.com (webzine, Italy - Septembre 2007)

Trasporre in musica le emozioni evocate dalla misteriosa, labirintica e barocca Venezia degli anni d’oro: ecco l’intento degli Eneth, band formatasi nel 1998 per volontà del cantante e bassista Davide. Questo gruppo di musicisti veneziani, che, tra le tante definizioni, sceglie quella di avant- garde black metal, propone con il primo full lenght promozionale Aura Sinfonica, sei brani in cui melodia, cantato pulito, superlavoro di tastiere, scream, batteria e chitarre graffianti si alternano, si susseguono e si mescolano creando una musica dall’effetto malinconico ed evocativo.
Nonostante la dichiarata derivazione black metal, il sound degli Eneth è fluido, coinvolgente ed estremamente decadente, tanto da poter essere paragonato, con le dovute distinzioni, alle composizioni dei Novembre (i quali, curiosamente, si sono cimentati a loro volta nella difficile descrizione delle emozioni ispirate da Venezia); ogni brano, strettamente legato agli altri tramite riprese e richiami stilistici, è un viaggio nelle emozioni e sensazioni che Venezia trasmette, un viaggio alla scoperta di una città romantica, decadente, ma al contempo labirintica ed enigmatica, che dalla città si estende poi all’introspezione, divenendo un viaggio dell’uomo in sé stesso.
Da ascoltare assolutamente i brani “Aura Symphonica” e “Venetian Sunset”, a mio parere il pezzo più bello dell’album, per la sua favolosa intro e perché racchiude in sé tutti i punti di forza della musica del quartetto veneziano, che oltre ad aver pienamente raggiunto il proprio intento evocativo, vanta nella sua formazione un ottimo tastierista e un cantante in grado di passare agevolmente dal cantato pulito allo scream. Un vero fiore all’occhiello per il panorama underground veneto!

Voto: 9/10

Tiziana Ferro

 

HeavyMetal.it (webzine, Italy - August 2007)

Gli Eneth rappresentano, per il nostro panorama estremo, un piccolo vanto. La loro militanza nel mondo underground viene oggi infranta dall’uscita ufficiale del loro primo lavoro su lunga distanza, tale “Aura Sinfonica”, finalmente fuori dopo i mille problemi riscontrati con la precedente ed inaffidabile label che ne deteneva i diritti.
La proposta dei nostri, da sempre circoscrivibile all’interno dei confini avantgarde black, assume in questo lavoro una dimensione decisamente più matura e professionale, complice anche una produzione decisamente all’altezza delle qualità della band. “A Disharmounious Suite To Aphrodite” rompe gli indugi con l’ascoltatore ed il risultato è subito di qualità elevata, con una struttura metrica in continuo fermento e degli arrangiamenti di chitarra davvero ottimi. Le successive composizioni, ad eccezione della sola e piuttosto anonima “Fragments Part. I: Abstraction & Empathy”, si mantengono su questi livelli e sfiorano il sublime con la strumentale ed avvolgente “Fragments Part. II: Images/Labyrinth”, davvero incantevole. La fantasia compositiva è, dunque, una delle armi migliori degli Eneth, anche se a volte la band si lascia andare a veri e propri “omaggi gratuiti” nei confronti dei maestri Arcturus e Vintersorg.

Cambi di tempo, stacchi atmosferici, ritmiche complesse e sporadiche incursioni di clean vocals regalano a questo “Aura Sinfonica” una dimensione molto particolare e variegata, in cui anche una buona dose di (studiata ed elegante) melodia viene costantemente messa sotto i riflettori. L’apporto delle tastiere, poi, diventa fondamentale ai fini della riuscita complessiva del lavoro, sicuramente indispensabili per un genere molto particolare come questo. Insomma, sebbene ci sia voluto qualche anno in più del previsto, “Aura Sinfonica” è finalmente fuori per declamare a tutti quanto potenziale racchiuda al suo interno la creatura Eneth, a ragione ritenuta una delle compagini estreme di maggior qualità della nostra scena.

4/5

Maurizio "Trevor" Gabelli

 

FLASH (magazine, Italy - July 2007)

E' una label islandese, la Electric Horizon Records, a produrre il debutto dei nostrani Eneth, ennesimo progetto dell'alacre Davide, già noto per il lavoro svolto all'interno di alcune singolari realtà venete, tra cui i Dolcinian. Ancora meno convenzionale  appare la proposta contenuta in questo "Aura Sinfnica", un album che riesce a mettere insieme atmosfere differenti, creando soluzioni insolite ed accostamenti inattesi. Per l'intera durata del full, chitarre e synth dialogano continuamente, avvicendandosi nella costruzione di strutture cangianti che permettono a brevi ed intense sfuriate black di fondersi con aperture melodiche e classicheggianti. L'attenzione rimane sempre alta, grazie ad una scrittura fresca e personale che raggiunge il suo apice nel finale con "Reflections under a Heavenly Masquerade" e "venetian Sunset", brani che potrebbero fungere da sintesi dell'intero disco. Per chi ricerca anche nell'estremo una commistione fra generi diversi.

(FG)  65

 

Metal Italia (webzine, Italy - July 2007)

Una ventata d'aria fresca nel black metal non fa proprio mai male, ben venga a maggior ragione un gruppo italiano a rompere decennali equilibri sonori. I veneziani Eneth, dopo un lungo silenzio a seguito del primo demo, sono andati fino in Islanda per trovare il tanto sospirato contratto. Il loro album è tutto tranne che facile da assimilare, ma per chi saprà comprenderlo riserverà parecchie sorprese. Il black metal qui viene disossato, ritrapiantato con innesti moderni di musica proveniente dalle più disparate regioni sonore, anche estranee all'universo metal. La gran bella produzione esalta e mette a nudo tutte le idee della band e ce ne sono davvero tante. Una sorta di Arcturus dei primi tempi? Forse ma non proprio: le atmosfere qui sono diverse, tutto è più classiccheggiante, si sente l'influsso dei testi, si sente il secolare respiro della cultura italiana nei fraseggi di un nobile ed elegante "Aura Sinfonica". Per menti aperte dai palati fini.

Paolo Vidmar  voto: 7.0

 

BENZOWORLD (webzine, Italy - June 2007)

A ben sette anni di distanza dall'interessante mini-cd 'Baroque Espirit', tornano i veneziani Eneth con un album che segue quei canoni del black metal sinfonico insegnati da maestri norvegesi come Arcturus, Emperor e Solefald.  L'album purtroppo non supera i trentacinque minuti di durata, ma lascia ugualmente il segno nelle orecchie dell'ascoltatore. 'A Disharmonic Suite To Aphrodite' apre l'album e si inizia a ritmi estremi con blast beat che presto lasciano la scena a clean vocals e pianoforte, ben accompagnati dal lavoro delle chitarre. L'amore che provano gli Emeth per le trame intricate è palese fin dalle prime note, e la preparazione tecnica a disposizione consente loro di percorrere questa strada senza intoppi. La seconda traccia è sicuramente la migliore dell'album: si parte con un intro che ricorda molto gli Emperor del capolavoro 'In the Nightside Eclipse', per poi proseguire con la personalità dell'ottimo guitar-work e l'efficacia della prova del singer, davvero abile a passare come niente fosse dallo screaming alle più melodiche clean vocals. Il brano presenta intermezzi notevoli, da fare invidia anche alle band più blasonate, tanta è la bravura dei nostri nell'utilizzo del synth. La terza e la quarta traccia sono legate assieme dallo stesso filo conduttore, non a caso sono divise in parte I e II. Il livello di songwriting rimane alto, con i brani che risultano sempre molto ricercati, al fine di ricreare un unico magma sonoro, che a volte può ricordare il grande 'La Masquerade Infernale' degli Arcturus, e la sensazione viene consolidata anche da un brano come 'Reflections Under A Heavenly Masquerade', sia nel titolo che nel contenuto musicale. In questo brano la chitarra è da pelle d'oca, soprattutto per come si passa dalle sfuriate elettriche agli atmosferici passaggi acustici. In definitiva un album che mi sento di consigliare a chiunque apprezzi il black metal ricercato e avanguardistico; dispiace soltanto che 'Aura Sinfonica', frutto del genio di una band italiana, non è distribuito proprio nel nostro paese, per cui se siete interessati rivolgetevi direttamente alla band sul loro sito ufficiale.

75/100

Emperorofthesun - 30 Giugno 2007

 

METAL HAMMER (magazine, Italy - december 2006)

Erano almeno due anni che gli estimatori degli Eneth aspettavano il loro debutto ufficiale. Tanto ha infatti dovuto aspettare la band veneziana per veder pubblicato il proprio esordio sulla lunga distanza a causa di diverse vicissitudini legate al music biz. Ora sotto l'ala protettrice della Electric Horizon riesce finalmente a vedere la luce questo Aura Sinfonica. Chi ha conosciuto gli Eneth grazie al loro demo "Baroque Esprit" rimarrà piuttosto spiazzato dall'evoluzione della band. Gli arrangiamenti mutuati dal barocco veneziano sono stati infatti quasi accantonati per abbracciare una totale libertà stilistica. Sempre saldamente ancorato alla frangia più avanguardistica del black metal, il combo veneziano combina chitarre combina chitarre taglienti ed ottime disgressioni in bilico tra heavy e progressive, con melodie tastieristiche che ancora riecheggiano la magia della Sposa del Mare. Il lavoro di cesello alle chitarre ad opera di Alessandro e Nicola è encomiabile, mentre il drumming di Samuel è veramente ottimo, variegato ed espressivo. Su tutto non si può ignorare l'estro creativo di Davide, aka Count David, uomo dai mille progetti, ma che forse qui esprime al massimo il suo genio. Pur con evidenti differenze date da una spiccata personalità della band veneta, l'accostamento che mi viene è quello con gli Arcturus più ispirati, anche se qui non ci sono grandi divagazioni gotiche.

9/10

Michele Marinel

 

IMPERIUMI (webzine, Finland - September 2003)


Italialaisen Enethin meloblack -pläjäytys Aura Symphonica on yksi parhaista kuulemistani demoista.
Biisit ovat moniosaisia rakenteiltaan. Välillä biisit karkaavat "hallituksi kaaokseksi", mutta pala palalta kokoontuvat perusteemaan takaisin. Biisejä kuljetellaan eteenpäin fiiliksien vaihteluilla: kun luulet että "ilo on asettunut taloksi", kuvitelma saakin jatkokseen aivan jotain muuta. Levyn päättää akustinen kitara/kosketin -outro joka rauhoittaa kuuntelijan edeltävien biisien kakofoniasta.
>br> Sävellykset on erittäin tarkkaan harkittuja, koska niillä on saatu teemaa hyvin muuteltua ja johdateltua eteenpäin. Paikotellen tunnelma on kuin kauhuleffasta, tosin mitään teatraalista soundimaailmaa levyllä ei ole. Parannettavaa levyllä olisi soundipoliittisissa asioissa. Perussoundi on hieman liian ohuen kuuloinen. Koskettimet on onnistuneesti nostettu pintaan niillä onkin demon loppupuolella alkua suurempi merkitys. Demo ei ehkä ollut minkään uuden musiikin pioneerityö, mutta silti erinomainen 

              
Olli Rinnekangas 

(4,5/5)

 

 

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